Spesso, nelle sedute con le mie clienti, emerge una domanda che mi fa riflettere:
“Melissa, come funziona il nervo vago e perché a volte il mio corpo sembra non rispondere come vorrei?”
Per capire davvero il nervo vago, dobbiamo partire dall’inizio. È essenziale osservare da dove nasce la sregolazione, perché questa non riguarda solo sintomi momentanei, ma può influenzare l’intero corpo: digestione, intestino, tiroide, cuore, dolori muscolari cronici e perfino l’autostima.
Il ruolo delle prime esperienze
Il nostro sistema nervoso, soprattutto nei primi anni di vita, non è autonomo. Da 0 a circa 6-7 anni ha bisogno di essere co-regolato da figure di riferimento: normalmente i genitori o chi si prende cura di noi.
Se queste figure non sono in grado di accogliere e regolare le emozioni del bambino, il sistema nervoso crea una sorta di “autostrada” di reazioni automatiche: lotta, fuga, congelamento, isolamento. E questa modalità rimane impressa nel nostro corpo, pronta a riattivarsi da adulti di fronte a stress, solitudine o cambiamenti improvvisi.
Nella mia esperienza come operatrice shiatsu, osservo spesso persone che, pur desiderando sentirsi sicure e centrali nel proprio corpo, continuano a reagire automaticamente agli stimoli della vita. Non è una colpa: il sistema nervoso non spreca energia a inventare nuove risposte, segue ciò che ha imparato da piccoli.
La scienza dietro il nervo vago: la Teoria Polivagale
Per comprendere perché il corpo reagisce in certi modi, è utile conoscere la Teoria Polivagale del neuroscienziato Stephen Porges. Questa teoria ci spiega che il nervo vago non è un semplice “interruttore” di calma, ma un sistema complesso che si è evoluto in tre livelli:
1. Coinvolgimento sociale (ventrale vagale): quando ci sentiamo al sicuro, il nostro sistema nervoso permette la connessione, l’ascolto, l’apertura verso gli altri. Il volto è rilassato, il respiro è fluido, la digestione funziona bene.
2. Mobilizzazione (simpatico): di fronte a una minaccia, il corpo si attiva per lottare o fuggire. Battito accelerato, muscoli tesi, attenzione focalizzata. Questa risposta è utile nel breve termine, ma se rimane attiva cronicamente causa esaurimento.
3. Immobilizzazione (dorsale vagale): quando la minaccia è troppo grande o non c’è via di fuga, il sistema “si spegne” – è il congelamento, la dissociazione, la sensazione di non essere presenti nel proprio corpo.
Ciò che Porges ha dimostrato è che il nostro sistema nervoso valuta costantemente la sicurezza attraverso un processo chiamato neuroccezione, che avviene sotto la soglia della consapevolezza. Non decidiamo razionalmente se siamo al sicuro: il corpo lo percepisce prima di noi.
Quando da bambini non abbiamo ricevuto una co-regolazione adeguata, il sistema nervoso “impara” a stare in modalità difensiva (lotta, fuga, congelamento) anche quando non c’è un pericolo reale. E da adulti, continuiamo a vivere in questa modalità: tensione cronica, iper-vigilanza, difficoltà a rilassarsi, problemi digestivi, dolori muscolari persistenti.
Il lavoro sul nervo vago, attraverso lo Shiatsu e altre pratiche corporee, mira proprio a questo: rieducare il sistema nervoso a riconoscere la sicurezza, permettendo al corpo di uscire dalla modalità difensiva e tornare a uno stato di equilibrio e connessione.
Dal sintomo alla consapevolezza
I sintomi che emergono – dolori muscolari, problemi digestivi, affaticamento, difficoltà a dormire – sono segnali di un sistema nervoso che non si sente sicuro. In seduta, il lavoro sul nervo vago non riguarda solo tecniche specifiche (respirazione, movimento mirato, digitopressione), ma la creazione di una base di sicurezza: aiutare la persona a sentire il proprio corpo, riconoscere e accogliere le emozioni, ritrovare fiducia nelle proprie sensazioni.
Personalmente, ho visto clienti che arrivano con dolori cronici e una sensazione di estraneità dal proprio corpo, e dopo un percorso di pratica costante e mirata, iniziano a sentire sicurezza, calma e centratura. Il cambiamento non è immediato, ma passo dopo passo il corpo impara a modulare le risposte: ciò che prima scatenava panico o irrigidimento ora viene affrontato con presenza e consapevolezza.
Ricordo una cliente – chiamiamola Sara – che è arrivata da me con forti tensioni cervicali e una sensazione costante di “non abitare il proprio corpo”. Dopo alcune sedute di lavoro mirato sul nervo vago, ha iniziato a riconoscere i segnali di attivazione del sistema nervoso prima che diventassero dolore cronico. Oggi riesce a modulare le sue risposte e vive con maggiore presenza.
In questo senso, il lavoro con Shiatsu e altri strumenti affini diventa uno strumento prezioso per accompagnare la persona verso un ascolto profondo del proprio organismo. Se vuoi sapere di più sul mio approccio, ti invito a visitare la pagina Chi Sono.

L’importanza del sostegno esterno
Anche da adulti, non possiamo fare tutto da soli. La co-regolazione, la possibilità di essere accolti e guidati da qualcuno che ci trasmetta sicurezza, resta fondamentale. Nelle mie sedute, il lavoro sul nervo vago è sempre accompagnato da questo principio: non basta conoscere le tecniche, bisogna trasmettere accoglienza mentre le si pratica.
Questo significa saper scegliere con cura il professionista giusto, qualcuno che sappia creare uno spazio di fiducia e ascolto, perché senza sicurezza interna, nessuna tecnica riesce veramente a ristabilire equilibrio.
Per chi vive con cicli ormonali, dolori mestruali o variazioni di energia fisica ed emotiva, l’ascolto del corpo è una pratica quotidiana. Anche il tema della ciclicità femminile e delle fasi del ciclo si intreccia con la regolazione nervosa: quando il sistema è sregolato, anche le risposte del ciclo possono essere difficili da interpretare e gestire.
Se il corpo invia segnali che non riconosciamo o non comprendiamo, la prima domanda da porci è: dove e quando ha imparato a reagire così?
Conclusione
Il nervo vago è una chiave dimenticata del nostro equilibrio. Comprendere la sua storia, le prime esperienze di vita, e i segnali che il corpo ci invia, è il primo passo per ritrovare calma, fiducia e presenza.
Se senti che il tuo corpo reagisce in automatico, se ci sono dolori cronici o sensazioni di agitazione, ricorda: non sei sola. Anche piccoli percorsi di consapevolezza, accompagnati da un lavoro corporeo mirato, possono aiutarti a ristabilire un senso di sicurezza, passo dopo passo.


