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Sistema nervoso in allerta: perché il corpo non si calma

Posted on Ieri alle 12:26
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Un sistema nervoso in allerta (o in iperattivazione) è un sistema che continua a reagire a un pericolo che nel presente non c’è.
Ed è proprio quello che emerge da chi ricevo in studio:

“Perché, anche se va tutto bene, il mio corpo resta in allerta?”

La risposta non sta nella forza di volontà, e nemmeno nella respirazione. Sta in come il sistema nervoso ha imparato a leggere ciò che sente.
Se vuoi approfondire, ne parlo in questo articolo.

Il mito del “basta rilassarsi”

Negli ultimi anni il messaggio si è semplificato: respira, rilassati, “resetta” il sistema nervoso e tutto si calma.
Ma un sistema nervoso sano non è sempre tranquillo.
Deve accelerare quando serve (corri, ti emozioni, affronti qualcosa che conta) e poi tornare indietro.
Il problema non è l’attivazione, è restare bloccati in una risposta che non c’entra più con il presente.

La prospettiva scientifica

Il cervello prevede, non si limita a reagire. Secondo il modello di Barrett e Simmons, ciò che sentiamo del nostro corpo dipende in buona parte dalle previsioni del cervello sullo stato atteso del corpo, vincolate dai segnali che arrivano dagli organi interni. Il termine tecnico è interocezione. Se in passato un segnale (un silenzio, una distanza, un dolore) precedeva qualcosa di brutto, oggi basta un’eco di quel segnale per far partire l’allarme.
Lo stesso gruppo di ricerca ha mostrato con la risonanza magnetica che esiste un sistema cerebrale distribuito che collega la regolazione del corpo (allostasi) alla rappresentazione delle sensazioni interne. (fonti harvard harvard)

Dove si impara l’allarme (e dove si può disimparare).
La paura appresa non si cancella. Il modello dell’apprendimento inibitorio spiega che l’associazione originale resta intatta e viene affiancata da un nuovo apprendimento secondario, che la mette in secondo piano e coinvolge la corteccia prefrontale mediale. Tra le strategie che rendono più efficace questo nuovo apprendimento c’è la violazione dell’aspettativa: la persona si aspetta una cosa e ne sperimenta un’altra. Per questo ripetersi “sono al sicuro” funziona poco: il sistema deve sperimentarlo. (fonti vanderbilt     contextualscience)

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La prospettiva della  Medicina Cinese

Nella Medicina Cinese non esiste una voce chiamata “sistema nervoso in iperattivazione”, ma esiste un’idea molto precisa di cosa succede quando il corpo resta in allerta: qualcosa non scorre, qualcosa non si ancora, qualcosa non si radica. Sono tre immagini diverse, e le ritrovo spesso insieme nella stessa persona.

1. Il Qi del Fegato che non scorre
Il Fegato ha il compito di far muovere il Qi con fluidità, e lo fa in modo particolare quando c’è una pressione emotiva. Sotto stress prolungato, o quando trattieni ciò che senti, questo movimento si inceppa. Il Qi ristagna e tende a risalire: spalle e collo rigidi, mandibola serrata, un respiro che non scende. È il corpo di chi “tiene tutto insieme” da tanto tempo.

2. Lo Shen del Cuore che non si ancora
Lo Shen è la nostra presenza mentale ed emotiva, e il Cuore è la sua dimora. Quando il Cuore non riesce a “ospitarlo”, la mente resta agitata: pensieri che girano, difficoltà ad addormentarsi, palpitazioni, la sensazione che qualcosa stia per succedere anche quando non succede nulla. È la lettura cinese di ciò che la neuroscienza descrive come previsione di pericolo.

3. Il Rene che non “radica”
Il Rene è la riserva profonda, ciò che dà stabilità e capacità di tornare al centro dopo una scossa. Quando è affaticato (stanchezza prolungata, tanti anni di allerta, il post-parto, certe fasi ormonali) manca la radice, e il sistema fatica a scendere dall’attivazione. Per questo tante persone dicono: “Sono stanca, ma non riesco a spegnermi.”

Cosa leggo io sul corpo

Nel mio lavoro non cerco “il meridiano giusto” in astratto. Osservo dove il corpo si sta ancora proteggendo:

  • Il collo e le spalle: la zona della Vescica Biliare e del Triplice Riscaldatore, dove spesso si scarica la tensione di chi si sente sempre sul chi vive.
  • La mandibola: il punto in cui si trattiene ciò che non si dice e dove si stringe senza accorgersene, anche di notte.
  • Il diaframma: la soglia tra il respiro e il resto del corpo. Quando è bloccato, il respiro resta alto e corto e il sistema nervoso continua a ricevere un segnale di emergenza.

Questa è una chiave di lettura e mi dà una mappa chiara per capire dove intervenire, che dialoga con ciò che la ricerca delle Neuroscienze sta scoprendo sul modo in cui il corpo impara a sentirsi al sicuro, di cui parlo nella sezione precedente.

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Perché lo Shiatsu è il “ponte” che ti serve

1. Un tocco che comunica sicurezza

Prima di imparare a parlare, abbiamo imparato a sentirci al sicuro attraverso il contatto. Un neonato non si calma da solo: si calma perché qualcuno lo prende in braccio, lo tiene, lo guarda, risponde al suo bisogno. Il bisogno di essere accolti, capiti e toccati con attenzione non è un vezzo: è innato, e non ci abbandona da adulti. Un sistema nervoso disregolato fa fatica a calmarsi da solo, soprattutto quando per anni ha imparato a cavarsela da solo. Spesso serve un’altra persona: qualcuno che accolga senza giudicare, che capisca che cosa c’è e che accompagni la persona ad ascoltarlo, invece di chiederle di “stare tranquilla”.
Il tocco dello Shiatsu fa questo: è lento, presente, prevedibile. Non cerca di aggiustare niente, e dice al corpo “non sei sola con questo”.  (Olausson et al., 2010).

2. Dove il corpo si protegge ancora

Viviamo in un tempo che non è il nostro (accelerato, frammentato, pieno di notifiche) e in spazi che non sentiamo abitati: uffici anonimi, relazioni in cui recitiamo un ruolo. Il corpo valuta continuamente se siamo al sicuro, nel posto giusto, nel tempo giusto. Quando la risposta è “no”, attiva strategie di sopravvivenza: tensione cronica, ipervigilanza, minor mobilità.
La rigidità cervicale – per esempio – può diventare il modo in cui il corpo dice: “non riesco a girarmi verso questo mondo.”

3. Cambiare punto di vista: dai “pezzi” alla persona intera

Se vai da tre specialisti con tre sintomi, ottieni tre risposte su tre pezzi.
Tiroide, stomaco, dolori muscolari, sonno: ognuno ha la sua cartella, e nessuno guarda la persona intera.

Il mio approccio parte da una domanda diversa: che cosa lega questi sintomi tra loro? Spesso trovo lo stesso filo, che si può dire in due parole: disconnessione dal corpo ed emozioni non espresse. Sì perchè corpo, mente ed emozioni non sono separate, siamo un organismo che segue le leggi della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia).
Il corpo continua a mandare segnali, ma da tempo non abbiamo il tempo, lo spazio o il permesso di ascoltarli. E ciò che non si ascolta, si deposita.
Guardo come la persona vive, come respira, dove si trattiene, che cosa non dice, e uso lo Shiatsu per restituire al corpo il collegamento che aveva perso. Il mio lavoro non sostituisce le visite e le cure mediche: le affianca, e ti invito sempre a confrontarti con il tuo medico.

È ciò che è successo a Veronica: quando ha ricominciato ad ascoltarsi, i “pezzi” hanno smesso di sembrare problemi separati.

Calmare, regolare, imparare

  • Calmare: abbassare l’attivazione adesso. Utile, ma temporaneo.
  • Regolare: tornare a muoversi fra attivazione e riposo con più flessibilità.
  • Imparare: il sistema aggiorna le sue previsioni e smette di leggere certi segnali come pericolo. È ciò che cambia le cose nel tempo.
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Dal “reggere tutto” allo spazio sicuro: la storia di Veronica

Per capire come tutto questo si traduce nella vita reale, ti racconto la storia di Veronica, una donna poco più che trentenne che ho incontrato qualche mese fa.

La situazione iniziale: è sempre stata una persona attiva, dinamica, pronta a dare tutto nel suo lavoro e nelle relazioni. Per anni ha funzionato così.
Poi, piano piano, il corpo ha iniziato a segnalarle che quel ritmo non era più sostenibile: ciclo mestruale doloroso, dolori muscolari sulla parte alta del corpo, una gastrite che non passava con nulla e che la svegliava di notte con dolori addominali. Anche i cambi di abitudini o di orario, diventavano ingestibili con acutizzazione continua dei sintomi.
Nessuno di questi disagi, da solo, spiegava tutto.
Messi insieme, raccontavano un corpo che da troppo tempo restava in allerta.

Il percorso integrato

Abbiamo lavorato su tre fronti:

  1. Il trattamento Shiatsu: sedute pensate per offrire al sistema nervoso un contesto prevedibile e sicuro, con attenzione alle zone in cui il corpo continuava a proteggersi. Le prime sedute avevano lo scopo di nutrire profondamente le energie del corpo, depauperate dallo stile di vita iper-richiedente. Poco a poco, ho inserito trattamenti che andavano a movimentare e sciogliere le zone “stagnanti” che le procuravano più dolore e fastidio, rimanendo centrale il focus di rinsaldare ogni volta “la sua base sicura” energetica e nervosa.

  2. Automassaggio e consigli mirati: una scheda personalizzata ricca di istruzioni, linee guida e consigli per continuare il lavoro da casa. In particolar modo per lei sono stati utili, gli automassaggi e la digitopressione per calmare gli attacchi dello stomaco e il ciclo mestruale doloroso, la dietetica cinese per sostenere la fase di recupero energie, le pratiche di respirazione da fare prima di addormentarsi.
  3. L’ascolto di Sè e dei propri limiti: ha scelto di iniziare un corso di Mindfulness e a tenere un diario in cui annotava come si sentiva, le situazioni che viveva, le sensazioni fisiche e i pensieri. Per lei, abituata a funzionare sempre e comunque a prescindere da ciò che sentiva, ascoltare anche l’aspetto emotivo del corpo era qualcosa di nuovo, e ha voluto trovarsi un tempo e uno spazio per farlo.

Ciò che è cambiato: in questo percorso sono successe due cose che per me contano più di un singolo sintomo.
  • Ha concesso al corpo di fermarsi. Una mattina, cosa che di solito non faceva, ha scelto di posticipare una riunione programmata da mesi. Dopo una nottataccia, il suo corpo non era in grado di far fronte a quell’impegno. Mi ha raccontato quanto le è costato riuscire a “domare” il pensiero di quello che avrebbe significato quel cambio di programma, e a capire che forzare ancora non l’avrebbe aiutata a stare meglio.
    Ha mollato la presa, con fatica.
  • Ha capito cosa le serviva. Si è resa conto che il suo spazio vitale non veniva davvero rispettato, soprattutto dalla sua famiglia di origine che la criticava per la sua scelta di vita. E che doveva ribadire ogni giorno il suo no, per tante piccole cose, e che questo era uno degli aspetti più estenuanti.

 

“Finalmente ho sentito un benessere diverso dal solito…mi autorizzavo a non essere sempre disponibile con tutti e questo mi dava – finalmente – una leggerezza e un potere enorme “ – Veronica


Perché questo approccio sta funzionando?

Il benessere vero non è solo “calmarsi”, perchè dopo qualche ora o qualche giorno di “calma”, il sistema nervoso torna a leggere i soliti segnali (la scadenza, la richiesta di qualcuno, una tensione al collo) come un pericolo. E tutto il lavoro di rilassamento fatto, sparisce.

In Veronica è successo qualcosa di diverso, e non è successo solo sul futon.
Ha fatto una cosa che per lei era quasi impensabile: si è fermata e si è ascoltata per davvero.
Ha scelto di posticipare parte del suo lavoro, ha detto no a ciò che non rispettava il suo spazio e ha tollerato il disagio di “non fare”.
Il suo sistema nervoso si aspettava una conseguenza (la corda che si spezza, il dovere non assolto, il caos) , ma quella conseguenza dopo un po’ non è più arrivata.

Gli studi sull’apprendimento della paura mostrano che l’allarme non viene cancellato: ciò che cambia è che il cervello costruisce una nuova associazione, che convive con la vecchia e che prende il sopravvento quando l’esperienza ripetuta smentisce l’aspettativa (Craske et al., 2014).
Per questo conta così tanto l’esperienza vissuta e ripetuta, come accade sul futon, ma anche nelle nuove abitudini quotidiane.
Conta molto più di quanto conti ripetersi frasi come “sono al sicuro”.

Il trattamento Shiatsu, in questo percorso, ha un ruolo preciso: offre un contesto prevedibile e sicuro in cui il corpo può sentire che qualcosa si scioglie senza che accada nulla di grave. Poi è la vita di tutti i giorni a fare il resto, ogni volta che Veronica si concede una pausa o dice un no e verifica che regge.

Lei stessa mi ha scritto che è un percorso lungo e che i momenti “no” continuano ad arrivare. Ma li affronta con più calma, e questo è esattamente il segno che qualcosa sta cambiando. Un sistema nervoso che impara, non smette di accelerare quando serve: smette di leggere ogni segnale come un’emergenza.


Calmare, regolare, imparare
: le prime due ti fanno stare meglio oggi.

La terza è quella che cambia le cose nel tempo.
Mani di una terapista Shiatsu che appoggiano un tocco lento sulla spalla

Melissa Bastarolo, operatrice Shiatsu e di Medicina Tradizionale Cinese a Scorzè. 


Se ti riconosci in questo racconto, il primo passo non è “sforzarti di rilassarti”. È capire che cosa il tuo sistema nervoso sta ancora cercando di proteggere, e offrirgli un’esperienza diversa da quella che si aspetta. Lo Shiatsu è un trattamento complementare e non sostituisce visite, diagnosi o terapie mediche.

 

Vuoi riprendere il tuo equilibrio?
🧘‍♂️ Se il tuo corpo resta in allerta anche quando “va tutto bene”, se i sintomi (tensioni, sonno, stomaco, stanchezza) tornano sempre, possiamo guardare insieme la tua situazione e capire come un percorso di Shiatsu può aiutarti a dare al tuo sistema nervoso una nuova esperienza da imparare.
👉📧info@shiatsueconsapevolezza.com
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Shiatsu e fibromialgia: perché uno sguardo sul sistema cambia tutto

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