“ho le cosce grosse”“ho le occhiaie”“mi vedo brutta”
Sono frasi che mi colpiscono sempre.
Ancora di più quando le sento pronunciare da neomamme o da donne che, anche a distanza di anni dal parto, continuano a non riconoscersi più nel proprio corpo.
Qui non stiamo parlando di vanità.
Stiamo parlando di identità, trasformazione e solitudine.
Il post parto non è solo un momento: è una fase lunga e complessa
Dal punto di vista neuroscientifico, oggi sappiamo che il post parto non coincide con le prime settimane dopo la nascita, ma rappresenta una fase di riorganizzazione profonda che può durare anni.
Durante questo periodo avvengono:
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cambiamenti ormonali importanti (calo drastico di estrogeni e progesterone)
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modificazioni del sistema nervoso
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ristrutturazioni cerebrali legate alla cura e all’attaccamento
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alterazioni del sonno croniche
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aumento del carico mentale ed emotivo
Il corpo e la mente che “rispondevano ai comandi” prima, ora funzionano in modo diverso.
E questo non è un errore: è una trasformazione biologica reale.
Il corpo dopo il parto: tra rifiuto e adattamento
Molte donne raccontano di vivere il corpo post parto come qualcosa da: evitare, correggere, sistemare, riportare “come prima”.
Eppure, dal punto di vista fisiologico, quel “prima” non esiste più.
Il corpo post parto è un corpo che:
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ha sostenuto una gravidanza
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ha modificato assetti muscolari e fasciali
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ha cambiato il rapporto con il tempo e l’energia
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ha ridefinito le priorità di sopravvivenza
Il rifiuto del corpo non nasce dal corpo in é, ma dallo scarto tra ciò che siamo diventate e ciò che ci viene richiesto di essere.
Stanchezza, insonnia, dolori, apatia: segnali, non fallimenti
Quando questa trasformazione non viene riconosciuta, accolta e accompagnata, spesso si manifesta attraverso sintomi come: stanchezza persistente, insonnia, dolori muscolari diffusi, prolassi, perdita di obiettivi, apatia o senso di vuoto.
Questi segnali non indicano fragilità individuale.
Indicano un carico eccessivo non sostenuto da una rete adeguata.
La ricerca in ambito psicologico e neurobiologico è chiara: la maternità è uno dei passaggi più intensi per il sistema nervoso umano, e NON può essere attraversata in solitudine.
Il grande equivoco: “sei sempre tu, sei solo diventata mamma”
Ed è qui che spesso “casca l’asino”.
Minimizzare il cambiamento (“in fondo sei sempre la stessa”) significa negare un processo identitario profondo.
La maternità non aggiunge semplicemente un ruolo.
Trasforma la persona.
Cambia:
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il modo di sentire
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il modo di pensare
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il modo di percepire il corpo
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il rapporto con i confini
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i desideri
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le priorità
Questo passaggio richiede tempo, ascolto e spazi di rielaborazione.
Quando questi spazi non esistono, si creano fratture interne che prima o poi emergono.
🎥 Approfondimento Video
Se senti il peso di dover essere una “supermamma” sempre in forma e perfetta, ho preparato un video dove smonto i 6 miti tossici della maternità che generano ansia e senso di colpa. Parleremo di perché a volte l’istinto non basta e perché saperti ascoltare è la tua vera forza.
Un problema che non è individuale, ma sociale
Il disagio che molte donne vivono dopo il parto non è un problema personale, né una “debolezza”.
È un problema sociale.
Viviamo in una cultura che:
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celebra la maternità, ma non la sostiene
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pretende efficienza immediata
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spinge a “tornare come prima” nel lavoro, nella coppia, nelle relazioni
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fatica a tollerare la vulnerabilità
Eppure siamo esseri profondamente relazionali.
Non siamo isole.
Il benessere di una madre riguarda:
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i figli
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i partner
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le famiglie
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la comunità intera
Uno spazio per la mia esperienza personale
(sezione da integrare)
👉 Qui inserirò la mia esperienza personale nel post parto, come donna e come professionista, per raccontare cosa significa attraversare questo passaggio dall’interno, senza idealizzazioni né semplificazioni.
(Questa sezione può diventare il cuore narrativo dell’articolo.)
Un approccio più umano e integrato
Nel mio lavoro tento, nel mio piccolo, di fare qualcosa di diverso.
Non perché “ci sono passata”, ma perché vedo ogni giorno quanto sia necessario un approccio più olistico, corporeo e umano.
Accompagnare una donna nel post parto significa:
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riconoscere la trasformazione
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legittimare il cambiamento
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sostenere il corpo e il sistema nervoso
-
creare spazi di ascolto reali
Queste competenze non sono utili solo alle madri.
Sono strumenti fondamentali per tutti e tutte, perché tutti partecipiamo alla qualità del mondo in cui viviamo.
Chi ci osserva — figli, figlie, persone vicine — impara da noi come si attraversano i passaggi della vita.
E questo è un atto profondamente politico, oltre che umano.
Non siamo isole.

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